Apparentemente, tra il mio primo romanzo “Neko” e il seguito “Il cuore dei cuccioli”, a una prima lettura non appaiono differenze molto marcate. Entrambi libri dinamici, ironici, a volte commoventi, possiamo definirli due manoscritti sulla stessa linea narrativa.
Eppure, dando più attenzione alle vicissitudini dei personaggi, si può notare come a livello emotivo le differenze siano presenti e posso confessarvi, volute.
In “Neko” incontriamo soggetti attivi, coraggiosi fuori misura, pronti a tutto per una nobile causa. Ma lungo la trama ci sono anche momenti emotivi, d’amore sofferto o momenti di sconforto per la sorte capitata a qualche collega d’avventura.
Tutte le emozioni in “Neko” sono rivolte dai personaggi principali ad altri soggetti che fanno parte della narrazione.
Rileggendo e cercando errori nella mia prima stesura, ho come percepito una strana sensazione, mancavano le emozioni nei singoli individui.
Cerco di spiegarmi meglio, che è difficile.
Noi possiamo provare tante emozioni per gli altri, negative o positive che siano. Ma si ripercuotono indirettamente su noi stessi che quelle emozioni le viviamo inconsciamente, spesso sottovalutandole.
Se io amo qualcuno che mi rifiuta, soffro per la negazione di un mio sentimento che riporto a qualcuno, ma soprattutto soffro con me stesso perché non capisco, non accetto, mi sento magari anche non adatto, dopo un rifiuto io devo vedermela con tutto quello che accade dentro di me e di solito è la parte più difficile emotivamente da affrontare.
Seguendo questo ragionamento alquanto contorto, un giorno mi son chiesto chi erano davvero Neko, Alessio, Elena, che rapporto potevano avere questi soggetti con il loro io interiore?
E qui, durante la scrittura del secondo romanzo mi son reso conto che anche i miei personaggi, per quanto inventati, erano individui con tutte le caratteristiche che abbiamo tutti e che anche loro vivevano le loro belle battaglie con le loro vocine interiori.
Ecco cosa mancava in “Neko”. Tanti eroi pronti a dar la vita l’uno per l’altro, ma mai pronti ad affrontare se stessi.
Esiste una frase in un altro mio romanzo, non ancora pubblicato, che dice:
“Ci sono momenti della vita in cui è anche giusto piangere.”
Ma chi li decide questi momenti? Posso farlo solo io se riguarda me stesso, quelle lacrime nascono dal mio inconscio, quel luogo dove troppo spesso abbiamo timore di andare per paura di perdere, di non esser abbastanza forti, di ritrovarci a vedercela con le nostre debolezze.
Riassumendo, in “Neko” mancava questo. Il confronto altamente personale con la propria essenza.
E, che lo si accetti o meno, a volte è difficile guardarsi allo specchio per comprendere cosa proviamo dentro, bene, quello noi lo facciamo ogni istante della nostra vita, consapevoli o meno è quello che ci rende tutti fortunatamente diversi.
Ne “Il cuore dei cuccioli” quindi ho deciso di affrontare anche la psicologia, i pensieri, le convinzioni di tutti i personaggi. Che poi, a parte qualcuno tipo Asciar, sono gli stessi di “Neko”.
E questa consapevolezza l’ho sentita nascere mentre inventavo e provavo a descrivere appunto Asciar, il nuovo personaggio del secondo romanzo.
Qui affrontiamo un Esquimese, nato e cresciuto in terre molto lontane dalle nostre, non solo geograficamente, ma soprattutto culturalmente, con una visione del tutto ben lontana da quella che possiamo avere noi.
Non è che Asciar potesse pensare o valutare gli avvenimenti come lo faceva Alessio. Ancor più diverso dal modo di pensare di Neko o Boris, addirittura appartenenti ad un’altra civiltà.
E qui che mi sono sorte ulteriori domande:
Come vive davvero Alessio tutto quello che gli capita nelle vicende di Neko?
Ma chi è davvero Alessio? Solo un ragazzo intraprendente che se la spassa nuotando o scorrazzando in moto o quel giovane è anche altro? Forse un uomo con privilegi e debolezze?
Ed Elena, totalmente cieca, come affronta dentro di sé l’obbligo di salvare il pianeta Terra?
Nel cuore dei cuccioli, Elena a un certo punto rifiuta la possibilità tecnologica di poter vedere come tutti. Ma perché il riacquistare la vista diventa più difficile di farne a meno?
In questo mi rivedo anch’io, non vedente da trent’anni. Dovessero domani curarmi di certo riprenderei la moto, andrei ancora a cavallo, farei tante cose che ora mi sono precluse.
Ma starei meglio? Sarei più felice? Forse sì o forse no. E a questa domanda io non ho una risposta. Quella è dentro di me e, nelle mie di debolezze, forse ho paura di cercarla quella risposta.
Ritornando al mio secondo romanzo, è questa la differenza, la caratteristica che lì c’è e che in “Neko” mancava.
Ne “Il cuore dei cuccioli” io descrivo, o cerco di farlo, anche l’aspetto psicologico di ogni personaggio. In fondo, come scritto sopra, sono persone, hanno sentimenti che non credo sia giusto nascondere solo per il fatto che ci si trovi dentro a una battaglia stellare.
Ecco la differenza, nel secondo romanzo è come se avessi descritto non solo gli eroi salvatori di due civiltà, ma ho ben delineato ogni aspetto psicologico di ognuno, dandogli quella umanità che forse mancava in “Neko”.
“Il cuore dei cuccioli” comunque è e resta un racconto dinamico, attivo, pieno anch’esso di colpi di scena, solo che a vivere questa storia sono soggetti in tutta la loro essenza.
E ora qualcuno mi chiederà perché l’ho fatto.
L’ho fatto probabilmente, non lo so davvero, per me stesso.
Forse per riprendere a mia volta a guardarmi dentro, lì le diottrie non mi servono, riprendendo durante la scrittura un reale contatto con il mio interiore.
Dentro di me ho rivisto tutto quello che di bello ho senza dispiacermi troppo di quello che mi manca, che magari neanche mi serve.
Nel primo romanzo ci sono supereroi, nel secondo, umani nella loro integrità.
Bene, ora, nel mio sito, nei commenti, attendo le vostre opinioni per sapere se ci sono riuscito.

