Porto Botte. In tanti mi han chiesto il perché tutto inizia lì.
Una spiaggia qui nel Sulcis a pochi chilometri da Carbonia, Porto Botte è una tappa obbligatoria per chiunque sia nato da queste parti. Non ricordo di aver conosciuto qualcuno che non l’avesse visitata almeno una volta nella vita. E dire che non è che sia mai stata considerata proprio una spiaggia d’élite: poco servita, poco spaziosa perché le mareggiate la coprono di alghe, il classico luogo da passarci un paio d’ore pur di farsi una nuotatina.
Tuttavia, è un mare che io ho sempre adorato sin da piccolo, non comprendendone mai il reale motivo. Semplicemente io lì sto bene, mi piace dedicarci del tempo. E non per niente ho deciso di inserire proprio quel litorale nel mio romanzo: in quel luogo è avvenuto il primo contatto tra Neko e Alessio.

E anche in questo articolo voglio ribadirlo, tutte le ambientazioni di Neko sono quei territori, acquatici e non, che ricordo e che ho vissuto personalmente quando scorrazzavo per tutto il Sulcis da persona vedente. Sono realmente immagini visive che mai la mia cecità è riuscita a rimuovere. Probabile che quello sia stato il primo mare dove io sia mai entrato, forse quando avevo intorno ai due o tre anni.
E, come altri luoghi che ho descritto nel mio romanzo, anche Porto Botte è cambiato. A parte i ricordi, tutto cambia nelle nostre esistenze. Non per forza i cambiamenti debbano essere considerati positivi o negativi, semplicemente avvengono e bisogna prenderne atto.
Nel periodo estivo, è presente una struttura in legno, un bar dove si può anche mangiare senza troppe pretese. Un po’ di musica dalle sempreverdi playlist di Spotify, ci può scappare qualche gelato e un’ottima birra, niente di più o di meno di qualsiasi spiaggia di queste parti.
E pensare che sino agli anni ‘70 era presente a Porto Botte una struttura con spogliatoi, ristorante, sala da ballo, ampi spiazzi serviti. E questa struttura è ancora esistente con le sue mura indistruttibili ma abbandonata. Evidentemente non conviene, considerando i complessi turistici apparsi come funghi in località più rinomate.
Ma torniamo a Neko. Cosa c’è di diverso adesso rispetto a quando vedevo?
Allora, Neko e Alessio si incontrano su dei massi, una lunga striscia di rocce che un tempo si allungava in mare per una trentina di metri. Ricordo che dall’ultima roccia ci si tuffava e noi bambini ci divertivamo un mondo. E quelle rocce dividevano Porto Botte in due spiagge ben separate e, la seconda, comunque meno praticabile della prima, giungeva sino a Is Solinas, un’altra stupenda costa di sabbia finissima qui nel Sulcis. Ora Is Solinas è enorme, anch’essa suddivisa in due spiagge, eppure durante la mia adolescenza era una sola, ridotta rispetto ad oggi, non più di una cinquantina di metri.
E le rocce di Porto Botte? Un tuffo al cuore, ai ricordi e al mio passato, non ci sono più, negli anni sono sprofondate, come risucchiate dal mare stesso. In superfice ora ci saranno poco più di una decina di metri, meta apprezzata dai più piccoli in cerca di granchietti, qualche piccolo mollusco per i più fortunati.
Nel mio romanzo ho deciso di riportare una descrizione ben accurata di come era allora, nostalgia forse, quasi a non voler dimenticare o rimuovere dalle memorie le gioie che quei massi mi han lasciato.
Spesso vengo rimproverato per questa mia voglia di andare sempre in quella spiaggia e onestamente, a parte che è la più vicina a casa mia, di questo mio desiderio io non sono mai riuscito a darmi una spiegazione razionale. Porto Botte per me è speciale, un luogo dove davvero trovo la mia pace ma mai ho compreso davvero cosa abbia di tanto speciale per me.
E alla fine rimane una sola domanda:
Ma serve capire cosa o chi sia Porto Botte per Roberto?
Forse no, e proprio il non riuscire a scoprirlo continua a regalarmi tutto quel fascino che raramente ritrovo in altri luoghi.
Come scritto sopra, altri sono i contesti del Sulcis che ho inserito in Neko e altri che ho descritto nei futuri romanzi. Con l’aiuto logistico di mia moglie, a breve vorrei creare dei video di questi luoghi e condividerli con tutti voi, cari lettori.
Un saluto dal Sulcis.
Roberto


